Francesco Longano

Da Dizionario TRECCANI

di Antonio Trampus

LONGANO, Francesco. - Nacque a Ripalimosani, nel Molise, da Vito e da Dorotea Gentile, di povera famiglia. Secondo Borgna (p. 23, che cita l'atto di battesimo conservato nell'Archivio parrocchiale della chiesa di S. Maria Assunta, Libro dei battezzati, anni 1723-1732, c. 84) la data di nascita è il 5 febbr. 1728; le due edizioni dell'autobiografia del L., pubblicate da Albino e da Venturi, riportano invece la data del 3 febbr. 1729.

Il L. iniziò gli studi nel borgo natale, e li continuò nel seminario di Bojano e poi a Baranello, sempre nel Molise, sotto la guida di Ottavio Zurlo. Trasferitosi a Campobasso, si avviò al sacerdozio avendo per guida spirituale il vescovo B. Cangiano. Ordinato sacerdote nel 1751, si trasferì a Napoli l'anno successivo, riprendendo gli studi di logica, geometria, diritto e teologia. Cominciò a seguire anche le lezioni di Antonio Genovesi, del cui magistero e delle cui idee rimase sempre più affascinato. Rientrato in patria verso il 1754, insegnò per breve tempo filosofia nel seminario di Cerreto Sannita ma, scoraggiato dalla chiusura culturale di quell'ambiente, rientrò ben presto a Napoli. Dopo il 1760 conobbe una svolta importante, destinata a durature conseguenze sulla sua attività di pensatore e scrittore: segnalato da Domenico Forges Davanzati, ebbe l'incarico di sostituire temporaneamente Genovesi nelle lezioni dalla cattedra di commercio. Dal 1763 cominciò a tenere lezioni private e nel 1764 pubblicò un Piano d'un corpo di filosofia morale, sorta di progetto per una futura opera in più volumi, dedicato a B. Latilla, vescovo di Avellino. In quell'epoca iniziarono pure gli scontri del L. con gli ambienti ecclesiastici più rigidi, acuiti nel 1767 dalla pubblicazione del volume Dell'uomo naturale (Napoli).

In questo scritto, destinato ad attirargli ben presto accuse di irreligiosità, il L. riprendeva una parte dell'insegnamento genovesiano, portando a esiti più radicali alcune riflessioni del maestro, soprattutto nella polemica anticlericale, accentuata nella seconda edizione con l'attacco contro gli ordini regolari. Il saggio, considerato tra i più significativi per la diffusione della nuova religione della natura che andava circolando anche nella cultura italiana, proponeva quale primo obiettivo quello di condurre l'uomo a una nuova saggezza, grazie alla riconciliazione con se stesso, la natura e Dio.

Il L. si poggiava su una rilettura di Vico, Spinoza e Montesquieu. Per il L. la libertà naturale nasceva dalla critica alle disuguaglianze dovute alla differente distribuzione delle ricchezze, al lusso smodato, alla crudezza della società, denunciati già negli scritti di Rousseau, da lui indicato come "martire dell'umanità". Al centro della sua polemica si trovavano dunque i poteri e le istituzioni della società meridionale che più rappresentavano questo mondo di disuguaglianze, per lui rappresentato dai ricchi e dai baroni, dai frati e dalla Chiesa.

A quell'epoca risale l'affiliazione massonica del Longano. Il suo nome compare già in un elenco della loggia napoletana La parfaite union del 22 ott. 1768 (e nel 1770 in quello della loggia Armonie, di rito inglese) mentre a quello stesso periodo risale anche l'amicizia con Isidoro Bianchi, documentata da una lettera del 1771. Alla morte del Genovesi, nel 1769, il L. si candidò a succedergli nella cattedra di commercio, ma incontrò l'ostilità del presidente del tribunale di commercio G.B. Iannucci e del cappellano maggiore monsignor L. De Rosa. Attaccato da numerosi fronti, e in particolare sulle pagine delle Novelle letterarie di Firenze a causa della pubblicazione della seconda edizione di Dell'uomo naturale (Cosmopoli 1778), il L. cercò di attenuare i contrasti con gli ambienti ecclesiastici. Già nel 1773 aveva dedicato al nuovo cappellano maggiore, monsignor G. Testa, un'edizione della Logica o sia Arte del ben pensare (Napoli); quindi si accinse a criticare anche il saggio Sul matrimonio di M. Delfico. In quegli anni attese anche a un'opera di traduzione in italiano de L'Essai politique sur le commerce di J.-F. Melon, apparsa con il titolo Saggio politico sul commercio tradotto dal francese colle annotazioni dell'abate Longano (I-II, Napoli 1778).

Nella scia del magistero genovesiano annotò abbondantemente l'opera sulla scorta degli scritti di L.-S. Mercier e G.-T. Raynal, premettendovi un Discorso del notatore in cui interpretava l'economia politica e il commercio in generale come parte di un'evoluzione cosmica e umana. Si trattava già dell'accettazione di una cosmogonia diffusa nelle logge massoniche, che per il L. serviva a studiare le "periodiche rivoluzioni" nella storia dell'uomo e i loro effetti nei costumi e nel commercio mondiale. Alludendo esplicitamente all'allontanamento del ministro B. Tanucci, individuava nel nuovo regno di Ferdinando IV l'inizio di una benefica "rivoluzione dei costumi". Con toni profetici e apocalittici ripercorreva quindi anche le periodiche rivoluzioni del commercio, utilizzando il mito massonico del sapere mosso da Oriente verso Occidente e reinterpretando la storia e la natura attraverso i grandi eventi catastrofici dell'antichità e dei suoi tempi.

Dopo la traduzione di Melon e la seconda edizione di Dell'uomo naturale, il L. pubblicò nel 1779 una Raccolta di saggi economici per gli abitanti delle Due Sicilie (Napoli), dove esaltava la funzione educativa ed emancipatrice delle riforme agricole, unica rivoluzione necessaria per una società, come quella meridionale, composta di "popoli paurosi d'ogni novità anche utile". Poco dopo iniziò a scrivere il Trattato teologico politico sull'esistenza del purgatorio, commissionatogli da un libraio viennese e di cui probabilmente non fu terminata la stampa. Il testo, che fu immediatamente sequestrato e che è andato perduto, iniziò comunque a circolare e a suscitare reazioni opposte e critiche feroci. Fu attaccato in particolare da G. Conforti, allora revisore dei libri, e da numerosi altri intellettuali della penisola. I contenuti dell'opera sono noti soprattutto attraverso una confutazione pubblicata con il titolo di Lettere critiche contro l'autore di un certo purgatorio politico, attribuita a Francesc'Antonio Zaccaria (Siena 1779).

Secondo Zaccaria, il L. aveva avanzato riserve sull'efficacia delle preghiere e dei suffragi, sostenendo che tali dubbi potevano essere superati solo considerando in modo nuovo il rapporto tra viventi e defunti, in quanto tutti partecipi di una medesima comunità umana. Si trattava quindi di un contratto sociale "interminabile", esteso sino al purgatorio, che diveniva a questo punto la metafora di un purgatorio politico quale luogo per la realizzazione di una maggiore giustizia sociale e correzione delle disuguaglianze e delle ingiustizie terrene.

Nell'aprile 1780, anche per sottrarsi alle polemiche e alle continue richieste di rettifiche e di correzioni ai suoi scritti, partì da Napoli per una serie di viaggi e di ispezioni scientifiche alla volta delle paludi Pontine, della Lombardia e di Torino. Tuttavia ciò non gli impedì di continuare la sua riflessione filosofica e politica. Di lì a poco pubblicò il primo tomo della Filosofia dell'uomo, dedicato a un Esame fisico e morale dell'uomo (Napoli 1783), cui seguirono un secondo (Della morale naturale, ibid. 1783) e un terzo, intitolato L'uomo religioso (ibid. 1786), dedicato al nuovo cappellano maggiore, monsignor T. Mazza, già vescovo di Castellammare.

Il progetto del L. prevedeva la pubblicazione di sei trattati, ma apparvero in realtà solo questi primi tre. Con essi il L. spingeva la sua riflessione oltre i limiti di Dell'uomo naturale, accogliendo alcune istanze del neonaturalismo e confrontandosi con il pensiero scientifico di J.B.R. Robinet, A. von Haller, J. de La Mettrie e P.-H.T. d'Holbach, cercando però di discuterli, anche per non soggiacere all'accusa di materialismo, attraverso l'opera e la concezione filosofica di Genovesi. Un autore tuttavia assai presente era Pietro Giannone, utilizzato già per la redazione di Dell'uomo naturale e letto soprattutto attraverso il Triregno, di cui possedeva una copia manoscritta forse identificabile con quella oggi conservata presso la Biblioteca nazionale di Napoli. L'ultimo volume della Filosofia dell'uomo era interamente dedicato a un'indagine sulla coincidenza dell'uomo razionale con l'uomo religioso, attraverso l'utilizzo di prove cosmologiche per affermare l'esistenza di Dio e il rapporto stretto fra ragione e religione. Per il L., il governo di Dio agisce come regolatore della natura e degli esseri viventi; la materia stessa, animata dal Creatore, gli appariva come un immenso essere vivente. All'interno della natura l'uomo, dotato di spirito, compie atti fondamentalmente autonomi e liberi e perciò non guidati dal destino o dalla provvidenza. Anzi, egli sostiene che è in armonia con la provvidenza stessa, sino a qualificare la libertà dell'uomo come un ulteriore articolo di fede. Significativo è anche il collegamento con la visione rousseauiana e contrattualista. Nel suo racconto sull'origine della religione, il L. risaliva fino alla religione di Noè e a un antichissimo stato di natura, riportando il cattolicesimo a una dimensione storica, definendolo solo come culto proprio dei cittadini degli Stati che lo avevano accettato. Le sue fonti, risalenti al corpo ermetico (Ermete, Sanconiatone, Mosè) e a Marsilio Ficino, gli servivano per proporre un paragone fra creazione ermetica e creazione mosaica, ripreso poco prima da P.M. Doria. Mosè, in particolare, non era visto come personaggio ispirato da Dio ma come profano, narratore e storico, testimone della natura informativa e documentaria del racconto biblico ormai spogliato di autorità rivelatrice.

Prossimo ai sessant'anni, il L. ottenne dal vescovo suo compaesano L.N. De Luca un piccolo beneficio ecclesiastico nella diocesi di Muro, con una rendita di 80 ducati, e ben presto cominciò a rimettersi in viaggio. Dall'ottobre 1786 visitò il Molise (su cui pubblicò il Viaggio per lo contado di Molise nel 1788), poi la Capitanata (di cui lasciò una descrizione in Viaggio in Capitanata, Napoli 1790), quindi la Puglia e la regione di Bari nel 1790-1791 e la Terra di Lavoro nel 1793. Negli ultimi anni ottenne il beneficio di S. Pietro in Campis, nella diocesi di Aquino e riuscì ancora a pubblicare un trattato dal titolo Philosophiae rationalis elementa (Neapoli 1791), che riprendeva in larga misura le riflessioni avviate negli anni precedenti con la Filosofia dell'uomo.

Il Viaggio per lo contado di Molise acquista in tale quadro un significato particolare. Pubblicato una prima volta nel 1788, venne riscritto in gran parte nel 1796 (ma edito solo in tempi recenti), quando ormai dopo gli eventi rivoluzionari era venuta meno la fiducia nella possibilità di seguire la via moderata delle riforme per ottenere provvedimenti e risultati significativi sul piano sociale e politico attraverso la collaborazione dei principi. Il L. immaginava nel Sannio un luogo chiamato Filopoli, un'utopica società perfetta e democratica in cui Montesquieu stesso, scriveva, avrebbe voluto soggiornare e scrivere. Era il luogo in cui veniva armonizzato il rapporto tra città e contado, e L. vi rivelava ancor più la sua militanza massonica (quella più recente, risalente forse al 1786 e alla fondazione a Napoli della loggia degli Illuminati a opera di Friedrich Münter) ed esaltava il mito del popolo sannita, attaccato alla patria e amante della libertà. La costituzione stessa di Filopoli prevedeva l'uguaglianza perfetta dei beni, dei diritti e dei doveri, di fronte a una religione civile senza Chiesa e senza poteri, conservata da sacerdoti scelti fra i più illuminati e benevoli padri di famiglia.

Poco si sa degli ultimi anni del L., ormai lontano da Napoli e dagli echi riformatori. Agli anni fra il 1793 e il 1796 risale un breve testo autobiografico, il cui manoscritto è andato perduto, pubblicato postumo da P. Albino (1865) e riedito da F. Venturi (1952). Risulta che nel 1794 tentò di partecipare a un concorso a cattedra.

Mentre ancora attendeva alla nuova versione del Viaggio nel Molise, il L. morì il 28 apr. 1796 a Santopadre in Terra di Lavoro.

Fonti e Bibl.: F. Giampaolo, Di F. L. e d'un suo autografo inedito, in Poliorama pittoresco, IV (1840), 35, 11 aprile, pp. 282 ss.; P. Albino, Biografie e ritratti degli uomini illustri della provincia del Molise, II, Campobasso 1865, pp. 87-101; R. Trifone, Feudi e demani. Eversione della feudalità nelle provincie napoletane. Dottrina, storia, legislazione e giurisprudenza, Milano 1909, pp. 104 ss.; F. Zerella, Lineamenti filosofici di F. L., in Logos, I (1942), pp. 75 ss.; F. Venturi, Nota introduttiva, in Illuministi Italiani, V, Riformatori napoletani, Milano-Napoli 1962, pp. 333-346 (il volume contiene l'autobiografia del L.); G. Arena, Introduzione allo studio di F. L., Napoli 1970; Id., La rivolta di un abate, F. L., Napoli 1971; R. Lalli, Introduzione, a F. Longano, Viaggio per lo contado di Molise, Isernia s.d., pp. 5-44; E. Stolper, La massoneria settecentesca nel Regno di Napoli, in Rivista massonica, LXVI (1975), p. 420; A. De Francesco, Introduzione, a F. Longano, Viaggio per lo contado di Molise 1796, Bari 1983, pp. 7-12; G. Galasso, La filosofia in soccorso de' governi. La cultura napoletana del Settecento, Napoli 1989; G.A. Arena, La cultura molisana nell'età dell'illuminismo, Napoli 1990; R. Ajello, L'estasi della ragione, dall'illuminismo all'idealismo, in Id., Formalismo medievale e moderno, Napoli 1990, pp. 50-52; E. Chiosi, L'evangelo della ragione. Il pensiero religioso di F. L., in Riv. stor. italiana, CIV (1992), 1, pp. 153-182; E. Chiosi, Lo spirito del secolo. Politica e religione a Napoli nell'età dell'illuminismo, Napoli 1992; G. Giarrizzo, Massoneria e illuminismo nell'Europa del Settecento, Venezia 1994, pp. 177, 405, 463; V. Ferrone, I profeti dell'Illuminismo. Le metamorfosi della ragione nel tardo Settecento italiano, Roma-Bari 2000, ad ind.; S. Borgna, F. L., in Riv. di storia finanziaria, III (2000), pp. 23-47.